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Pattugliatore acrobatico in volo di improvviso precipizio (pagine: 63)
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CAPITOLO 1.

Era un palazzone sperso nel quartiere di Lambrate. Un casermone come un altro ficcato in una strada secondaria qualsiasi. Negozi di pane, di giornali pornografici, di televisori. Si andava sempre in giro molto volentieri da quelle parti. Un sogno dav~ vero. Una volta quel palazzone era stato un albergo di prima classe per gran signori e consorti. Lussuoso, brillante, di moda. Ma ne erano passati di anni da quel tempo. Gli anni di Milano poi, che menano e fanno impallidire tutto, anche la faccia illuminata di tutti i santi a faticare sulle facciate delle chiese... Come gli altri della carovana a trottare nelle strade di sotto, d'altronde.

Ero arrivato lì dritto dritto dalla pensione del Barlettano vicino al Palasport. Un posto allucinante dove non facevo altro che leggere Henry Miller, dormire e andare a troie. Bastava uscire dopo le undici di sera là e te le ritrovavi proprio sul marciapiede di casa, tutte le superfighe a ore che volevi. Come fare a sfuggire al peccato se quello ti stana appena messa la testa fuori di casa per vedere se piove o fa bel tempo? La complicazione era che in quel tugurio era tassativamente proibito portarsi a letto le puttane...
 
Spinoza non conosce il male (pagine: 130)
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LA RISATA DI UN UOMO SAGGIO

(con tantissimi amici un po' sbandati come tutti in fatto di Amore e di Bene)

Molti amici, davvero tanti, vengono da me a chiedere consigli sull'Amore e sul Bene. Non so perché lo fanno. Infatti io sono solo un uomo qualunque che si comporta a spanna con la vita come un po' tutti. Sarà perché ho scritto molti libri e tenute molte lezioni su grandi filosofi dell'Occidente e così sembra a chi mi circonda che qualche aura di sapienza brilli pure su di me. Sarà pure così, anche se io non ne sono tanto convinto, ma fatto sta che vengono da me e insistono a chiedermi consigli sull'Amore e sul Bene. Siano essi emeriti professori, grandi poetesse, artisti sconosciuti, muratori, commesse, impiegate, spazzini, contadini, semplici studenti. E fatto sta che io, come un idiota, mi metto pure a risponder loro su tutta la linea quasi fossi per davvero un Pascal, o un Socrate o un Sartre a portata di mano. E il fatto è che non sono per niente un presuntuoso o un gallaccio da quattro soldi. Poi il bello è che, con mia gran meraviglia, li accontento e li soddisfo, prima di andar via, un po' tutti.

"Tu davvero mi dai delle dritte giuste, Giuseppe", mi dicono...

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Un piccolo Cristo da nulla (pagine: 83)
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CAPITOLO 1.

- Te la do io la meraviglia del vivere, lurido verme, se non mi restituisci le cento biotte che mi devi. Pìccolo Cristo da nulla che sei. - disse Carmelo Fiore.

L'albergo era più o meno al centro di Milano. 'Il Cavaliere della Tavola Rotonda", credo si chiamasse. Carmelo Fiore era spaparanzato in un letto di una camera qualsiasi dell'ultimo piano. Venticinque credo che fossero. Non era un uomo cattivo ma aveva la cassa toracica non più grossa di una scatola di scarpe e lui era alto quasi due metri. Sembrava uscito direttamente da un quadro sconosciuto di Modigliani. Il suo soprannome era Shakespeare, perché era capace di recitare il monologo di Amleto tutto difilato senza quasi nemmeno prendere fiato. Era autore di una sola poesia che declamava a ogni occasione con gran successo. La sapevo a memoria anch'io una volta, quante volte l'avevo sentita, parlava comunque di treni che partivano nella notte e di una faccia triste e delusa che sorgeva in cielo che poi era lui. Se ne stava allampanato sul materasso con le sole mutande, sembrava una statua gotica venuta decisamente male. Fumava una sigaretta francese da un soldo...
   
L'arte di amare la vita (pagine: 313)
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L'ARTE DI AMARE LA VITA

Tra la pioggia e l'oscuro
il tempo volge quasi sempre al brutto.
I grattacieli son tutti bagnati
e Milano sembra una dama assonnata
che non ne vuole sapere di alzarsi
e essere contenta.
Mi viene da essere triste
e così continuo a andarmene a ramengo in tram
per le periferie.
Quando lasciai la mia Puglia
non lo sapevo mica che mi sarei scordato del sole malandrino
a tutte le ore del giorno.
Ora me ne sto seduto in vettura
e guardo la luce pallida
fluttuare come un campo d'erba gialligna.
Le nuvole girano gravide e nere
come tante clienti squattrinate per la sera dei bagordi.
Comitive allegre, bottiglie di birra, noccioline,
rose rosse, emigranti stonati.
Corse e lentezze su entrambi i marciapiedi della strada.
Asciugo il vetro appannato con la mia mano
e osservo le basse sfere finalmente ingranare
per i tafferugli soliti, le notizie slabbrate,
le angosce dei telegiornali già in onda a gran cassa.
Così improvvisamente decido di filarmela indietro
alla chetichella.
Come son felice la sera
a tornare a casa dalla mia bella e i bambini.
Quando i pensieri la smettono di contorcersi
tutti gli affari del mondo
perdono la loro colossale fatua importanza,
quando il cuore è felice
anche la santa verità diventa una pezza vecchia
che non serve più a nulla.
"Ma facendo questo
tu manchi al tuo dovere di filosofo",
mi ha detto un mio amico collega
a scuola stamattina.
"Me ne fotto della filosofia, gli ho risposto,
lo è solo la vita che amo".
E con ciò credo di essere
il più grande pensatore vivente,
peccato che preferisca essere solo
un insignificante poeta vagabondo,
senza arte né parte
e pure con parecchi debiti in giro.
Ma non si può avere tutto dalla vita,
e detto in confidenza,
io manco ci penso di striscio.

 

Il cavaliere del secchio (pagine: 467)
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QUESTA VITA OSCURA

C'è dappertutto questa vita oscura anche nel tetro morire nel lurido mondezzaio dove i topi si prendono a cazzotti per quattro lire di fetori e nel latrare delle troie quando gli stalloni vomitano birra chiara schifosa sui loro merletti profumati e nel cielo stellato che mi sorride spingendomi fuori dalla ringhiera e facendomi cadere nei rovi dell'orto in mezzo ai gattoni neri tutti intenti a riempire di vino milanese i loro colossali bottiglioni e a baciare la muffa degli amplessi notturni con gli sbirri e le traditore e le puttane che saltano e calunniano e fottono come matti. Anche in te questa vita nera che ora te ne stai a Londra a fare i bocchini al tuo nuovo fidanzato indiano, anche in me provolone buttato nella spazzatura che me ne sto stravaccato nel buio metafisico della Barona, solo, fuso perso di te e innamoratissimo ancora come un ubriacone dissanguato.

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